Per la rubrica Allerta 5G de La Casa del Sole Tv, il giornalista d'inchiesta Maurizio Martucci intervista il giurista e costituzionalista Ugo Mattei, presidente del Comitato per la Difesa dei Beni Pubblici e Comuni Stefano Rodotà, nella settimana decisiva per le sorti della salute pubblica. Infatti nelle prossime ore prima le Commissioni riunite in sede referente della Camera dei Deputati (Affari Costituzionali e Ambiente) e poi il Parlamento in Aula voteranno alcuni emendamenti presentati al disegno di legge AC 3146 in sede di conversione del c.d. Semplificazioni-bis (Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, recante governance del ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure’)

 

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Si tratta di emendamenti che, se approvati, abrogherebbero con un tratto di penna la norma cautelativa sui limiti di emissione elettromagnetica fissati dal 2003 a 6 V/m (emendamento 40.59 di Italia Viva) favorendo quindi l'adozione dei più rischiosi 61 V/m, ignorando persino le Raccomandazioni dell’Unione Europea secondo cui “gli Stati membri hanno facoltà, ai sensi del Trattato, di fornire un livello di protezione più elevato di quello di cui alla presente Raccomandazione”. Dopo il bavaglio imposto ai sindaci per la moratoria contenuto nel Decreto Semplificazioni convertito in legge l’11 Settembre 2020 , altri emendamenti vorrebbero poi ulteriormente svuotare i stessi Comuni, esautorandoli di qualsiasi facoltà nell’adottare misure cautelative sui c.d. siti sensibili, recepite nei c.d. Piani Antenne (emendamento Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d'Italia), spingendosi a cancellare le competenze attraverso cui gli enti locali hanno facoltà di valutare la collocazione di torri, tralicci e antenne telefoniche nel proprio territorio (40.70), eliminando poi anche i vincoli paesaggistici nei parchi e riserve nazionali e regionali (40.65). Se questi emendamenti dovessero passare, qualunque cittadino in qualunque parte d’Italia non potrebbe più trovare tutela e riparo dallo tsunami elettromagnetico, prefigurandosi l’installazione di un milione di nuove antenne e l’irradiazione multipla, cumulativa e ubiquitaria di più frequenze, spinte per 24 ore al giorno fino a 61 V/m (cioè 110 volte più di oggi).

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